
L’educazione dei figli alla resilienza
Così iperprotetti, i bimbi del ricco e avanzato Occidente sempre più spesso non appaiono in grado di affrontare le minime paure e difficoltà della vita: è quanto sostenuto da molti esperti, tra cui lo psicologo-terapeuta canadese Michael Ungar[1].
In un mondo irto di difficoltà e insidie occorre, anzi urge, educare i figli alla resilienza.
“Ma cos’è la resilienza? Entrata da alcuni anni nel campo della psicologia, della pedagogia e del counselling questa parola – che in latino significa “tornare a saltare” (resilio) – indica la (meravigliosa) capacità di reagire di fronte alle difficoltà, non dandosi per vinti. La parola resilienza appartiene al linguaggio fisico e significa la resistenza che oppongono i metalli agli urti. Ma in psicologia il concetto assume un significato più ampio: non vuol dire banalmente resistere, ma riuscire a utilizzare l’esperienza difficile per non avere più paura e trovare soluzioni sempre nuove di fronte ai problemi” (la giornalista ed esperta Maria Angela Masino). Nel Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989 si legge che “[…] occorre preparare appieno il fanciullo ad avere una vita individuale nella società”. È doveroso e necessario, pertanto, formare bambini resilienti, capaci cioè di dare risposte adeguate a episodi traumatici senza rimanere chiusi nel loro incistamento, ma attingendo dalle ignote e inesauribili risorse interiori. […..]
Fonte: Altalex
Avv. Carlo Cavalletti
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