
La collocazione del minore non può prescindere dal suo ascolto. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 23804 del 02.09.2021).
A seguito di un procedimento, volto alla cessazione degli effetti civili di un matrimonio, il Tribunale affidava i figli minori ad entrambi i genitori in maniera condivisa e con collocamento prevalente presso il padre.
La decisione veniva confermata anche in sede di appello.
La donna ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove contestava l’omessa motivazione circa l’audizione del minore infradodicenne ma capace di discernimento.
La Suprema Corte, ritenendo valida la doglianza sollevata dalla madre, ricordava che l’audizione del minore è un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie nelle quali sono coinvolti.
L’ascolto del minore costituisce, infatti, una modalità di riconoscimento del suo diritto di essere informato nonché quella di esprimere le proprie opinioni in vicende che li riguardano.
Pertanto, l’ascolto del minore costituisce un adempimento previsto a pena di nullità, in riferimento al quale il Giudice ha l’obbligo di specifica e circostanziata motivazione.
Nel caso di specie il minore aveva espresso la volontà di convivere con la madre, volontà che non era stata apprezzata nella relazione del consulente tecnico d’ufficio.
In sostanza si rilevava la violazione della prescrizione normativa in materia di ascolto del minore la quale richiede la valorizzazione del suo punto di vista in merito a vicende che lo interessano.
La decisione sul collocamento veniva cassata al fine di verificare quale fosse la residenza corrispondente all’interesse del minore.
Avv. Carlo Cavalletti
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