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Rapporto di lavoro subordinato e diritto alle differenze retributive anche in caso di parentela tra le parti. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 34036 del 12.11.2021).

La vicenda riguardava una lavoratrice, legata da un rapporto di parentela con la parte datoriale, la quale agiva in giudizio rivendicando, oltre al riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro, il diritto al pagamento delle differenze retributive maturate.

La domanda trovava accoglimento sia in primo grado che in sede di appello.

Il datore di lavoro ricorreva, a quel punto, dinanzi alla Suprema Corte.

Nello specifico la parte ricorrente rilevava violazione e falsa applicazione di norme di diritto, ex art 360, comma 1, n. 3 c.p.c. nonché dell'art. 116 c.p.c. e degli art 2727 e 2729 c.c. in riferimento alla valutazione delle prove orali sull'esistenza del rapporto di lavoro.

Gli Ermellini, ritenendo il motivo inammissibile, rigettavano il ricorso.

A parere dei Supremi Giudici il motivo mirava in realtà ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito esponendo doglianze intrise di circostanze fattuali contrastanti con il principio giurisprudenziale già affermato dalla Corte.

In particolare le doglianze sollevate dalla parte ricorrente tendevano ad una diversa valutazione della vicenda in riferimento al rapporto di lavoro e soprattutto in riferimento alle dichiarazioni testimoniali sulle quali era stata accertata la natura subordinata del rapporto di lavoro.

Tale rivalutazione risulta inammissibile in sede di legittimità.

In definitiva la Corte ha confermato quanto statuito in sede di appello ritenendo corretta la decisione impugnata.

La Corte di Appello, infatti, sulla base degli elementi istruttori e della prova testimoniale aveva qualificato il rapporto di lavoro come subordinato e riconosciuto il diritto alle differenze retributive anche se, nel caso di specie, le parti in causa erano legate da un rapporto di parentela.

 

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

(abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione)

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Ultima modifica ilGiovedì, 25 Novembre 2021 09:33