
Il licenziamento è tardivo se la contestazione avviene dopo 10 mesi dalla conoscenza dei fatti (Corte di Cassazione, Sezione lavoro n. 15930 del 24 luglio 2020).
La vicenda riguardava la legittimità di un licenziamento in cui la contestazione, al lavoratore, veniva effettuata dieci mesi dopo la conoscenza del fatto illecito.
Una lavoratrice veniva licenziata e, in sede di appello, veniva riconosciuto il vizio nell’operato del datore di lavoro.
Il contenzioso riguardava delle discrepanze economiche in merito a dei pagamenti effettuati dalla contabile, poi licenziata.
In sede di istruttoria, emergeva, però, che il presidente della società era a conoscenza delle predette irregolarità già da tempo ma la contestazione disciplinare veniva inviata alla lavoratrice quasi dopo un anno.
La Corte, pertanto, ritenendo il licenziamento ingiusto, accordava alla lavoratrice la “tutela indennitaria forte” pari a 18 mensilità.
La società, datrice di lavoro, ricorreva, così, dinanzi alla Suprema Corte.
Gli Ermellini ritenevano il ricorso non fondato e, pertanto, rigettavano quanto sostenuto dal datore di lavoro.
Nello specifico la Corte ricorda il principio di immediatezza della sanzione disciplinare la cui ratio consiste nell’osservanza della regola della buona fede e correttezza nel rapporto di lavoro.
Il datore di lavoro, infatti, non può rimandare la contestazione rendendo difficile la difesa del dipendente e rendendo incerto il rapporto di lavoro.
Pertanto, nel caso di specie, la motivazione della Corte distrettuale veniva ritenuta congrua.
Commento dell’ Avv. Carlo Cavalletti
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