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Il reato di maltrattamenti in famiglia applicabile negli ambienti di lavoro ristretti. (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 23104 dell'11.06.2021).

Il caso analizza l'applicabilità della fattispecie di cui all'art. 572 c.p.  nell'ambiente di lavoro.

Nello specifico, all'imputato veniva contestato, oltre al reato di violenza sessuale, anche quello di maltrattamenti in famiglia per aver commesso nei confronti di due dipendenti atti di maltrattamento con abitualità e nell'esercizio dell'attività lavorativa.

In sede di appello la sentenza veniva modificata in quanto la Corte riteneva di non doversi procedere perché nei confronti di una delle persone offese il reato risultava estinto.

Per il resto, la sentenza veniva confermata con riduzione della pena.

L'imputato ricorreva dinanzi alla Suprema Corte contestando il vizio di motivazione della sentenza.

Parte ricorrente rilevava che, nel caso di specie, risultava assente il vincolo della para familiarità per integrare il reato. Evidenziava, altresì, che il reato di maltrattamenti è disciplinato nella parte del codice penale dedicato ai delitti contro la famiglia.

Gli Ermellini rigettavano il ricorso specificando che, diverse volte, la giurisprudenza di legittimità si è espressa sulla configurabilità del reato fuori dall'ambito familiare.

Detto questo, ricorda come il mobbing ai danni di un dipendente può integrare il reato di maltrattamenti in famiglia se il rapporto tra dipendente e datore di lavoro è di natura para familiare.

Il bene tutelato dalla norma, infatti, non è la famiglia ma la personalità del singolo individuo.

La fattispecie si realizza tra soggetti legati da rapporti permanenti stretti di tipo familiare o para familiare in quanto il rapporto implica una comunanza di vita o un rapporto di lavoro intenso.

Nel caso di specie, la Corte identificava l'ambiente lavorativo come consorzio familiare ciò in considerazione dello stretto rapporto tra datore e dipendenti.

In particolare, il datore di lavoro, con abitualità, minacciava, vessava e umiliava i dipendenti tanto che una di loro aveva rassegnato volontariamente le dimissioni.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti 

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Ultima modifica ilLunedì, 05 Luglio 2021 08:03

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