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Il rispetto della privacy in caso di emergenza sanitaria.

L'emergenza sanitaria in corso ha modificato e continua a modificare le nostre abitudini di vita.

In queste ultime settimane, diversi sono stati gli interventi, normativi e di natura economica, diretti a ridurre e a contenere il contagio, incrementare il personale sanitario e la strumentazione a disposizione.

A nostro avviso, appare utile esaminare, anche, un altro tema affrontato e dibattuto e che riguarda il rispetto di alcuni diritti fondamentali in situazioni di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo.

Nello specifico si fa riferimento al corretto bilanciamento, nonché tutela, tra il diritto alla salute e alcuni diritti individuali.

Se da un lato la diffusione di alcuni dati può essere utile, al fine di monitorare l'evoluzione dell'epidemia ed avere analisi scientifiche più attendibili, dall'altro, alcuni diritti fondamentali, come il diritto alla protezione dei dati personali, potrebbero essere compromessi.

Il Presidente del Collegio Garante per la protezione dei dati personali, in data 2 febbraio, ha espresso parere favorevole in merito all'ordinanza del dipartimento della protezione civile, emanata a seguito alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020.

In sostanza il Presidente del Collegio Garante ha riconosciuto idonee le garanzie previste dal dipartimento in materia di protezione dei dati personali.

Il diritto alla protezione dei dati può subire delle limitazioni nel caso in cui ci sia la necessità di perseguire l'interesse pubblico generale preminente o al fine di proteggere diritti e libertà altrui.

L'emergenza sanitaria, dettata dal Covid 19, rientra, pertanto, nella casistica in cui tali limitazioni risultano possibili.

Il Garante della Privacy, con il parere del 2 febbraio scorso, ha autorizzato modalità semplificate di trattamento dei dati in favore della protezione civile al fine di rendere efficaci le misure di prevenzione e contenimento del contagio.

In seguito al parere favorevole, e precisamente il 3 febbraio scorso, veniva approvato il provvedimento in base al quale, “in Italia, l’esercizio dei diritti civili fondamentali dei soggetti coinvolti nell’emergenza Coronavirus, compreso il diritto alla protezione dei dati personali, può subire limitazioni in virtù dell’interesse pubblico generale alla tutela della salute pubblica, nel caso specifico”.

Il tema del corretto trattamento dei dati ha interessato, anche, i luoghi di lavoro nonché i datori di lavoro, sul punto si segnala l'ulteriore intervento del  Garante, il quale, in data 2 marzo u.s., ha affermato che il compito relativo all’accertamento ed alla raccolta di informazioni relative a potenziali situazioni di contagio – presenza di sintomi influenzali, spostamenti in luoghi considerati a rischio, contatto con persone dei c.d. “focolai”, ecc. –spetta esclusivamente agli organi competenti, rinvenibili negli operatori sanitari nonché nella Protezione Civile. Viene, pertanto, fatto espresso divieto ai soggetti privati, tra cui anche i Datori di Lavoro, di procedere ad autonome indagini così come a specifiche richieste di informazioni”.

Il quadro descritto in relazione alle problematiche connesse all'emergenza sanitaria e ai diritti individuali che possono subire limitazioni o interferenze, è, sicuramente, sintetico ma rappresenta uno dei tanti scenari che riguarda tutti e con il quale bisogna confrontarsi in questo periodo.

In questa situazione il corretto bilanciamento tra diritti umani e tutela di interessi generali assume carattere preminente ed è sicuramente di difficile risoluzione per tutti gli operatori interessati.

Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti 

Via R. Fucini, 49

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Ultima modifica ilMercoledì, 01 Aprile 2020 07:52

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