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Corretta acquisizione del consenso informato (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 32124 del 10.12.2019).

Con la decisione in esame la Cassazione ritorna sul tema del consenso informato e sulle modalità di acquisizione affinchè il paziente riceva una adeguata informazione.

Nel caso di specie, due soggetti formulavano richiesta di risarcimento danni, dinanzi al Tribunale competente, a seguito della morte di una congiunta avvenuta dopo una operazione.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte la quale fornisce ulteriori chiarimenti sulla corretta acquisizione del consenso informato.

Gli Ermellini precisano che il consenso non può mai essere presunto ma deve essere rilasciato dal paziente a seguito di una adeguata informazione.

Per quanto riguarda l'adempimento dell'obbligo di fornire un corretto consenso informato, la Corte afferma che non vi è adempimento nel caso in cui non vengano fornite informazioni circa la natura della cura, i rischi e le possibilità di successo. Allo stesso modo il consenso non risulta valido se fornito con modalità improprie, come ad esempio mediante la sottoscrizione di un modulo generico.

La Suprema Corte specifica, altresì, che il consenso, prestato oralmente, può essere sufficiente se preceduto da una serie di colloqui, tra il medico ed il paziente, in merito alla patologia, al tipo di intervento da eseguire e alle possibili complicazioni.

A parere della Corte risulta validamente prestato il consenso, su documento scritto, ma con la presenza di aggiunte a penna e sottoscritto dal paziente in sala operatoria prima dell'intervento.

Anche in questo caso, si specifica che, ai fini della validità, occorre che tale consenso sia il risultato di un percorso avvenuto tramite diversi incontri.

 

Commento dell' Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Responsabilità penale del padrone del cane nel caso in cui morda per difesa (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 50562 del 16 dicembre 2019).

La sentenza in esame affronta il tema della responsabilità penale del padrone di un cane nel caso in cui questo morda un soggetto per difesa.

Nello specifico la proprietaria di un cane, imputata per lesioni colpose, veniva condannata dal Giudice competente, per omessa custodia del proprio animale, il quale mordeva alla gamba un bimbo arrecandogli ferite guaribili in sette giorni.

La donna ricorreva in Cassazione affermando che il cane si trovava al guinzaglio e che non vi era obbligo di museruola.

Secondo la ricostruzione dell'imputata le lesioni scaturivano da un caso fortuito, infatti, il bambino, passando con la bicicletta sulla coda dell'animale, aveva scatenato la reazione dello stesso concretizzatasi nel morso.

La Suprema Corte accoglieva il ricorso dell'imputata, annullava la sentenza e rinviava per un nuovo esame dei fatti.

A parere dei Supremi Giudici, infatti, la sentenza impugnata presentava una ricostruzione dei fatti contrapposta senza una motivazione idonea sui motivi della scelta di una versione rispetto all'altra.

In merito alla posizione di garanzia del padrone la Corte precisa che questa non può coprire tutte le condotte imprudenti altrui.

Nel caso in cui si debba accertare la responsabilità penale, come nella vicenda in esame, non si può ricorrere alla presunzione di cui all'art. 2052 c.c. ma la responsabilità penale va accertata tramite un accertamento “in positivo” e secondo i canoni dell'art 672 c.p. anche se ormai depenalizzato a reato amministrativo.

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