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Il peggioramento del tenore di vita non giustifica il padre che non versa l'assegno di mantenimento (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 48567 del 28.11.2019).

Il peggioramento del tenore di vita non giustifica il padre che non versa l'assegno di mantenimento (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 48567 del 28.11.2019).

Il caso sorgeva a seguito di una condanna, in primo grado, nei confronti di un soggetto imputato del reato di cui all' art. 570 c.p.

L'imputato accusato di non aver versato, alla figlia, l'assegno di 500 euro mensili così come previsto dal Tribunale, veniva condannato alla pena di due mesi di reclusione e € 200,00 di multa, oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile.

Il genitore inadempiente ricorreva in Cassazione dove, a mezzo del difensore di fiducia, rilevava la mancanza dell'elemento soggettivo del reato considerato che, svolgendo la professione di curatore fallimentare, aveva subito una diminuzione del lavoro con conseguente peggioramento del tenore di vita rispetto al precedente.

Aggiungeva anche che il lavoro successivo era stato poco soddisfacente dal punto di vista economico e di aver avuto anche un sinistro stradale.

La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile rilevando, in merito al motivo inerente all'elemento soggettivo, che la Corte territoriale  ha argomentato in maniera esaustiva le ragioni per le quali ha ritenuto integrato l'elemento soggettivo; per quanto riguarda il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ha applicato in maniera corretta il principio in base al quale tale reato debba essere qualificato come illecito a dolo generico.

Infatti non è necessario che il soggetto agisca con l'intenzione precisa di voler far mancare i mezzi di sussistenza al destinatario.

In sostanza la Suprema Corte ribadisce che, affinchè la condotta di cui sopra possa considerarsi scriminata, non basta dimostrare che vi sia stata una flessione o una generica difficoltà economica ma occorre “fornire la prova di una impossibilità effettiva e assoluta di rispettare gli obblighi di mantenimento verso i figli”.

Prova assente, a parere della Corte, nel caso di specie, considerato che, durante il periodo in cui non ha corrisposto il mantenimento, il genitore ha, comunque, continuato a lavorare.

Commento dell'Avv. Mariangela Caradonna c/o Studio Legale Cavalletti

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Medico condannato al risarcimento anche se assolto in sede penale. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 22520 del 10.09.2019).

Medico condannato al risarcimento anche se assolto in sede penale. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 22520  del 10.09.2019).

La vicenda sorgeva a seguito del decesso di un soggetto a causa di una mancata diagnosi.

L'uomo si era recato al pronto soccorso lamentando dei problemi respiratori ma veniva dimesso con diagnosi errata e senza che venissero effettuati ulteriori accertamenti.

Successivamente alle dimissioni rientrava a casa e decedeva per insufficienza cardio- respiratoria.

In primo grado il medico veniva condannato per omicidio colposo, in appello, invece, veniva assolto per insufficienza di prove sul nesso causale tra la condotta omissiva e l'evento morte.

La Corte di Cassazione sezione penale, annullava la sentenza ai soli fini della responsabilità civile e rinviava al competente giudice civile affinchè verificasse se il rispetto delle linee guida da parte del medico avrebbe consentito un intervento tempestivo ed evitare il decesso.

La Corte di appello, in sede di rinvio, riconosceva la responsabilità del medico e lo condannava al risarcimento e al pagamento di una provvisionale.

Il medico proponeva ricorso in Cassazione.

Secondo la Suprema Corte il giudizio in sede civile, che consegue alla revoca della sentenza penale, è autonomo da quello penale.

La Cassazione, infatti, ha confermato la condanna in capo al medico sottolineando che, l'autonomia tra i due giudizi, si intravede in molti elementi primari del processo e della fase istruttoria, come i fatti costitutivi e i canoni probatori.

In sostanza il giudice civile non è tenuto, nella ricostruzione del fatto, a considerare quanto già  accertato dal giudice penale.

Sulla base di quanto sopra, la Corte evidenzia, altresì, che, in sede penale, una condotta poco prudente del personale medico, può portare ad una assoluzione per mancata prova ma, nel giudizio civile, se la possibilità concreta di evitare il danno supera il 50%, il medico può essere condannato al risarcimento.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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