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Il protratto abbandono del figlio da parte del padre costituisce un illecito permanente (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 11097 depositata l'11 giugno 2020).

Il caso sorgeva a seguito di un giudizio instaurato da un figlio al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non da parte del padre il quale lo aveva abbandonato fin dalla nascita.

Il genitore si costituiva in giudizio resistendo alla richieste avanzate dal figlio.

Nel corso del giudizio veniva disposta la consulenza tecnica d'ufficio, tale giudizio veniva definito con il rigetto della domanda. La decisione veniva confermata dinanzi alla Corte di appello competente.

La questione giungeva così dinanzi alla Suprema Corte dove il figlio ricorreva.

Nel ricorso il figlio, tra le altre cose, lamentava la violazione e falsa applicazione dell'art 2043, 2935 e 2947 cc. in quanto la Corte di Appello aveva definito il danno endofamiliare come illecito istantaneo e ad effetti permanenti; veniva, altresì, dedotta la maturata prescrizione.

Inoltre, a parere del ricorrente, la Corte aveva interpretato male la richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali e non.

Nel caso di specie, il padre, a causa del suo comportamento, aveva negato al figlio un congruo inserimento sociale e lavorativo, pertanto, la richiesta riguardava i danni relativi alla perdita di chances, anche in rapporto alla parità con i fratelli.

Gli Ermellini accoglievano integralmente il ricorso del figlio richiamando anche la giurisprudenza in materia.

In sostanza affermavano che il danno endofamiliare non può qualificarsi come istantaneo, pertanto, la prescrizione non decorre dalla nascita ma bensì dal momento in cui si verificano le condizioni come il ritrovamento del genitore a cui chiedere i danni.

Secondo quanto statuito:“Nel caso di illecito permanente, protraendosi la verificazione dell'evento in ogni momento della durata del danno e della condotta che lo produce, la prescrizione ricomincia a decorrere ogni giorno successivo a quello in cui il danno si è manifestato per la prima volta, fino alla cessazione della predetta condotta dannosa”.

La sentenza veniva cassata con rinvio alla Corte di Appello competente.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Ultima modifica ilGiovedì, 02 Luglio 2020 09:19

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