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Riconoscimento dell'assegno divorzile anche se l'ex coniuge lavora in nero (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 11202 dell' 11 giugno 2020).

Con la pronuncia in esame la Suprema Corte ritorna sul tema del riconoscimento dell'assegno divorzile all'ex coniuge il quale va determinato ai sensi dell'art. 5, comma 6 delle legge n. 898 del 1970.

La vicenda sorgeva a seguito di un ricorso, proposto da una donna, con il quale chiedeva il riconoscimento dell'assegno divorzile.

La domanda, in primo grado, veniva rigettata in quanto la donna lavorava a nero e sulla base di questo veniva considerata indipendente ed autosufficiente economicamente.

La decisione veniva confermata in secondo grado, pertanto, la donna ricorreva dinanzi alla Corte di legittimità.

La ricorrente lamentava la mancata applicazione dei criteri, previsti dall'art 5 della legge n. 898 del 1970, in tema di determinazione dell'assegno divorzile, così come interpretati dalla Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 18287 del 2018. Evidenziava, altresì, il mancato riconoscimento del suo apporto alla formazione del patrimonio familiare nonchè personale dell'ex marito in costanza di matrimonio.

Gli Ermellini accoglievano il ricorso della donna affermando che la stessa aveva diritto all'assegno divorzile anche se lavoratrice.

La Suprema Corte ha tenuto in considerazione sia il contributo della donna alla formazione del patrimonio della famiglia e personale dell'ex marito, elemento questo, ritenuto fondamentale ai fini del riconoscimento dell'assegno e del quale la ricorrente aveva fornito la prova.

Inoltre, a parere della Corte, la donna, pur lavorando, non versava nelle stesse condizioni economiche e reddituali dell'ex coniuge.


Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Ultima modifica ilGiovedì, 02 Luglio 2020 08:45

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