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Responsabilità della struttura in caso di ritardo nella diagnosi. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 514 del 15.01.2020).

Nella decisione in esame la Suprema Corte si occupa della responsabilità dell'azienda sanitaria in caso di ritardo nella diagnosi.

La vicenda riguardava un paziente, colpito da ictus, il quale agiva in giudizio al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non, subiti a causa dell'omessa diagnosi e cura della sua patologia.

Il Tribunale accoglieva il ricorso della Asl e della compagnia assicuratrice le quali venivano ritenute responsabili nella percentuale del 20% limitando il risarcimento al solo danno non patrimoniale.

La decisione veniva riconfermata anche in appello dove i giudici rilevavano che, nel caso di specie, il paziente non avrebbe potuto continuare a svolgere la propria attività lavorativa o simili, anche se la diagnosi e la terapia fossero intervenute tempestivamente.

Tale affermazione discendeva, anche, dalla circostanza che i postumi riconducibili alla patologia ischemica erano rilevanti e nello specifico quantificati nella misura del 45%.

La Suprema Corte ha precisato che occorre tenere in considerazione lo stato di salute pregresso del paziente, nonché le menomazioni preesistenti che possono essere coesistenti o concorrenti con il maggior danno causato dall'illecito.

La struttura sanitaria, pertanto, sarà responsabile nella misura percentuale in cui un intervento tempestivo avrebbe potuto ridurre le conseguenze negative.

Nel caso in esame, considerata l'invalidità totale pari al 65% e quella pregressa al 45%, il Giudice liquiderà un valore monetario pari al 20%.

In definitiva l'Asl risponderà, per diagnosi tardiva, solo nella misura in cui l'errore ha, direttamente, aggravato la patologia.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

 

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