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Legittima l'omologa del piano di rientro anche se di durata superiore ai cinque anni (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 27544 del 28.10.2019).

Legittima l'omologa del piano di rientro anche se di durata superiore ai cinque anni (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 27544 del 28.10.2019).

La vicenda sorgeva a seguito di un reclamo, presentato da un debitore, avverso il decreto che respingeva l'istanza di omologazione del piano di rientro, previsto dalla legge n.3/2012 così come integrata dalla legge n. 221 del 2012.

Il Tribunale rigettava il reclamo in quanto, il piano presentato dal debitore, della durata di dodici anni, mal si conciliava con il principio della ragionevole durata di cinque anni prevista per il concordato preventivo.

Il debitore ricorreva, pertanto, in Cassazione, nello specifico chiedeva che la Corte dichiarasse erronea l'applicazione sia della moratoria annuale, sia del limite dei cinque anni come termine massimo di durata del piano.

A parere del debitore, infatti, il termine quinquennale non è richiamato dalla legge ma risulta essere di derivazione giurisprudenziale.

La Suprema Corte accoglieva il ricorso ritenendo possibile la durata del piano di rientro superiore ai cinque anni.

Nella decisione la Corte rilevava che il rigetto del Tribunale era legato alla legge Pinto la quale, in riferimento al concordato in continuità aziendale, prevede il quinquennio come arco temporale in cui deve esaurirsi.

La Corte, aggiunge che, la legge, nel disciplinare le procedure di composizione delle crisi per gli imprenditori non assoggettabili alle altre procedure concorsuali, non ha previsto un limite massimo di durata.

Pertanto, al fine di colmare il vuoto legislativo, veniva applicato, in analogia, il limite di 5-7 anni,  che la giurisprudenza aveva previsto per le procedure concorsuali

In definitiva la Corte accoglieva il ricorso e sottolineava, altresì, come una interpretazione restrittiva delle regole del piano del consumatore (come il limite temporale dei  cinque anni) vanifica la ratio dello strumento e si pone in contrasto con il mutamento della cultura europea la quale tende a concedere al debitore una seconda opportunità.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

 

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Ultima modifica ilVenerdì, 22 Novembre 2019 10:08

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